Buongiorno Lettrici e Lettori!

Oggi abbiamo un’ospite speciale. Con il suo libro ha tenuto compagnia ad un sacco di lettori, il suo romanzo è stato avvistato sotto l’ombrellone di tantissime spiagge italiane e la copertina del suddetto romanzo è qualcosa di spettacolare! 

Oggi facciamo due chiacchiere con Chiara Giacobelli, autrice di Un disastro chiamato amore.

Conosciamola attraverso queste domande.

1. Chi è Chiara e quanto è grande il suo amore per i libri?

Sono nata con i libri e mi sono abituata a leggere, come pure a scrivere, sin da bambina. Ricordo che le mie prime letture erano le storielle di “Bosco di rovo”, dalle quali io prendevo spunto per dare forma ai primi raccontini. Mi caratterizza in generale un grande amore per la cultura, la letteratura, l’arte in tutte le sue forme, compresa la musica. Per questo sono una scrittrice e una giornalista molto eclettica. 

Di base penso che il tratto principale della mia personalità sia la curiosità, nei confronti del mondo in cui vivo, ma anche del passato. In questo senso non sono mai cresciuta, perché continuo a chiedere “perché” di fronte ad ogni cosa. E poi c’è la fantasia, perno di tutta la mia vita e cuore pulsante della scrittura. 


2. Scrivi da molto tempo, ma questo è il tuo primo romanzo. Cosa ti ha spinto a buttarti in questo genere?

In realtà sono nata prima come romanziera e poi come scrittrice di varia, ma ho trovato il coraggio di provare a pubblicare un mio romanzo solo a 33 anni. Era uno scoglio molto difficile per me, perché a differenza della saggistica nella narrativa ti metti a nudo ed esponi te stessa al giudizio degli altri. Devo ancora imparare a staccarmi emotivamente da un libro una volta che questo entra nel circuito del mercato, operazione necessaria altrimenti ti arriva tutto in maniera molto intensa e personale. Insomma, se voglio vivere della mia arte dovrò imparare per forza!

3. Quando scrivi hai bisogno di un angolino tutto tuo? Da cosa ti fai ispirare?

Principalmente ho bisogno di silenzio. Conosco persone che riescono a concentrarsi solo in mezzo al rumore, come gli sceneggiatori di un tempo, oppure nei parchi, in luoghi che possono ispirare la fantasia ma sono inevitabilmente pieni di suoni di vario genere. Io devo avere il quasi totale silenzio attorno a me per immergermi completamente in un mondo altro dal quale, se fosse per me, non uscirei più.

4. Nel tuo romanzo Un disastro chiamato amore la protagonista è molto ben descritta, soprattutto nel suo aspetto interiore. Quanto c’è di Chiara in lei?

Tutto. Vivienne è il mio alter ego letterario e quindi mi somiglia tremendamente: nelle gaffe che combina (tutte realmente accadute a me), nella visione catastrofica ma ironica della vita, nel romanticismo celato, nella sensibilità che l’ha portata a erigere barriere su barriere e ovviamente nel suo essere tremendamente maldestra. L’unica cosa che non abbiamo in comune è Alex 😞


5. Quali emozioni hai provato nel vedere il tuo romanzo sugli scaffali delle librerie?

Questa è una strana storia, a dire il vero. Nel periodo in cui è uscito il mio romanzo mi sono ritrovata a vivere alcune tra le esperienze più brutte della mia vita, al di fuori del lavoro. All’inizio ero arrabbiatissima, perché mi stavano rovinando il momento che avevo atteso da sempre e che avrebbe dovuto solo essere bellissimo. Con il senno di poi mi sono resa conto che l’emozione, la gioia e anche il calore dei lettori scaturito dall’uscita di questo libro è stato talmente forte e significativo per me che probabilmente nessun’altra esperienza avrebbe potuto controbilanciare ciò che di brutto stava accadendo e permettermi di mantenermi a galla. In un certo senso l’uscita del mio primo romanzo mi ha salvata, ed è incredibile come a volte le cose capitino in maniera talmente precisa e sincronizzata da far pensare a un disegno del destino, nonostante io sia tendenzialmente agnostica. 

6. Il tuo romanzo presenta al suo interno una vena di giallo e mistero che lo arricchisce molto. Hai mai pensato di tentare anche quel genere?

No, quella parte era già presente nella stesura iniziale ma mi è stato chiesto di darle più rilievo dalla casa editrice. Personalmente io odio i gialli, non ne ho mai letto uno in tutta la mia vita e non ho intenzione di iniziare ora.


7. Dopo aver amato Vivienne e Alex, siamo curiose: hai altri progetti in cantiere? Altri personaggi affollano la tua mente?

Nella mia mente c’è un banchetto continuo di personaggi storici e moderni che si accavallano l’uno sull’altro per trovare spazio nelle pagine, ma non sempre ho il tempo che vorrei per mettermi a scrivere un romanzo con la dovuta calma e precisione. Vorrei ampliare il tema della terapia del sorriso, dando voce a uomini e donne che tutti i giorni mettono se stessi al servizio di bambini malati anche in modo grave, tuttavia vorrei farlo con la dovuta leggerezza per non allontanare il pubblico da argomenti di un certo spessore. E per il 2017 ho un progetto ambizioso che riguarda la poetessa Gaspara Stampa, vissuta nel Rinascimento veneziano. Le sue “Rime” hanno rivoluzionato la poesia italiana, eppure sono più studiate all’estero che nel nel nostro Paese. E’ un lavoro mastodontico fatto di tanta ricerca, ma è il romanzo che ho nel cuore da sempre. 

Intanto a novembre uscirà “101 cose da fare in Veneto almeno una volta nella vita” della Newton Compton Editori, regione che ho amato moltissimo e che consiglio a tutti di visitare. Non avete idea di quanti luoghi incantevoli nasconda!

Una personalità strepitosa e una mente geniale.

Qui trovate la recensione del suo romanzo e tutte le informazioni a riguardo.

Avete qualche domanda da porre a Chiara? Scatenatevi!

A presto,

Elena