Ogni suo romanzo è una scoperta, ogni suo racconto una delizia.
Riesce ad incantare migliaia di lettrici con irriverenza e sfrontatezza alternate a romanticismo e dolcezza.
I libri di Cecile riescono a tenerti sveglia fino alle 4 del mattino solo per sapere cosa combinerà la protagonista.

Scopriamo chi è la nostra scrittrice…

-Chi è Cecile?

Dunque, chi è Cecile?
Ecco, questa è una domanda che mi pongo spesso. All’inizio era solo un personaggio di un romanzo storico che conservavo lì, tra i file del mio desktop, in attesa della tanto agognata ultimazione. Un giorno ho avuto la brillante idea di trasportarlo nel mondo reale, scegliendolo come pseudonimo, e da quel momento è divenuto parte della mia vita. Costituisce il mio alter ego scorpione. Già perché ormai ho l’ascendente autonomo con mansardina arredata tra il cervelletto e il nervo ottico, che fabbrica libri come se non esistesse un domani e pubblica di continuo post su Facebook, certo di costituire una personalità a se stante nella mia già confusionaria esistenza. Costretta a combattere con uno sfrenato bipolarismo, riscontro ormai difficoltà di risposta anche per domande all’apparenza di una semplicità disarmante, tipo “come ti chiami?”, “che lavoro fai?”. Quindi che dire? Cecile è una scrittrice in fasce che spera nel miracolo di San Gennaro, nelle estrazioni del Superenalotto e nella concreta possibilità di diventare famosa come la Rowling. Io, Annalisa, il toro razionale ed emotivamente insofferente alle spalle, sono solo una restauratrice dalle prospettive di vita radicalmente più umili. Mi accontenterei, per dirne una, di riuscire a raggiungere un compromesso fattivo con la mia lavatrice. Ormai ho tutta la biancheria intima di un preoccupante rosa pastello. Avessi otto anni avrebbe anche motivo di esistere, ma così…

-Nei tuoi romanzi le protagoniste sono ricche di personalità e carattere, quanto assomigliano all’autrice?

In realtà non saprei. Di norma cerco di differenziarle in base alla storia. Quando ho scritto “L’assistente ideale”, avevo bisogno di una ragazza pigra, pasticciona, svogliata, ritardataria. L’opposto di Trudy, personaggio di “Tutto, ma non il mio tailleur!”. Trudy è sempre efficiente, impeccabile, rigida. Vive per il lavoro, è una maniaca del controllo e detesta le interazioni sociali. Partendo da questo presupposto, dovrei scegliere tra le tante quella che mi assomiglia e attribuire le altre al mero estro creativo, eppure non è così. Forse c’è un pezzettino di me in ognuna di loro. Una sorta di matrice. Di marchio di fabbrica. Quel quid che le rende tutte particolarmente insopportabili. Perché purtroppo è vero. Chi mi conosce può garantire, sono terribilmente difficile, contorta e spigolosa. Sopportarmi è un’impresa titanica, vado bene solo se presa a piccole dosi. Basterebbero le reazioni che mi scatena la sveglia di prima mattina a costituire bagaglio prensile iperaccessoriato, formula base per la costruzione di altri venti, trenta personaggi almeno.

-Ti aspettavi un tale successo grazie al self pubblishing?

Successo non saprei. Non secondo i canoni standard. Sono abbastanza orso e non amo essere al centro dell’attenzione. Una di quelle che invece di aggiungere amici su Facebook, li defenestra chiedendosi ogni volta per quale dannato motivo si è iscritta. In realtà speravo solo che l’impegno costituisse un buon inizio per raggiungere un discreto numero di lettori con cui condividere i miei racconti e, guardandomi oggi, credo di aver raggiunto l’obiettivo, almeno per il momento. Mi auguro le cose possano migliorare ancora, sarebbe un’eresia dire il contrario. Mi auguro altresì di essere la prima tra i tanti fattori di questa insperata equazione a maturare come autrice, ma se tutto si congelasse allo stato attuale non mi dispiacerebbe in alcun modo. Mi trovo esattamente dove volevo arrivare, non ti nascondo che quello che mi aspetta, invece, mi preoccupa. Finché sei una self viaggi in un ambiente a suo modo protetto che, se conosci, sai anche gestire. Ciò che viene dopo rappresenta un’incognita.

-Cosa ti ha dato il coraggio di seguire la strada della scrittura?

Tenti mille strade e ti ritrovi sempre al punto di partenza. Dieci traslochi, quattro lavori diversi alle spalle. Decine di cantieri in altrettanti paesi. Casini. Caos solido contro cui cozzare. Le provi davvero tutte. Sono relativamente nomade e sufficientemente instabile per non sentirmi mai in armonia con l’universo, ciò comporta pedisseque peregrinazioni prive di meta. Poi un giorno ti siedi, mandi tutto a quel paese (lauree, corsi di specializzazione, master, praticantato) e ti dici: ma se tanto sto comunque perdendo tempo, posso farlo facendo qualcosa che mi piace davvero? E allora spegni tutto, ti metti in stand by e scrivi, con i tuoi che ti ronzano attorno tipo squali, incapaci di comprendere perché una trottola in moto perenne abbia di botto e senza alcun preavviso smesso di ruotare. Non è coraggio, credo sia solo esasperazione, ma è il mio caso. Ognuno scrive per motivi diversi.

-Quali sono i tuoi progetti futuri?

Per ora ho in cantiere un libro con la Newton Compton, che esce a febbraio. Tutte le decisioni sono rimandate a dopo la pubblicazione. Io continuo a scrivere, questo sempre. Mille libri in cantiere. Alcuni ultimati, alcuni in dirittura d’arrivo, molti altri fermi ai titoli. Puoi farmi la stessa domanda tra un paio di mesi? Perché per ora ho deciso di vivere alla giornata. Domani cucino il rollè!

-Hai qualche consiglio per le giovani che, come te, vogliono inseguire i propri sogni?

Immagino dipenda dai sogni. Perché certe volte non è un caso se restano chiusi in un cassetto. Tipo quando mi venne la balzana idea di iscrivermi a un corso di flamenco. Ecco, ci sono scelte che cozzano contro la propria personalissima capacità di gestione degli arti. Altre volte è solo la paura o l’inesperienza a frenarci. Avrei potuto fare la stessa scelta dieci anni prima, evitando tante costrizioni poi rivelatesi fallimentari solo perché perseguivo il concetto di “stabilità”. Non sono mai stata tanto stabile come da quando faccio l’unico lavoro che mai, mai nessuno mi avrebbe consigliato per raggiungere lo stesso obiettivo. Premesso questo, tutto diventa opinabile. Non me la sento di dire cose tipo “buttatevi a capofitto”, magari è controproducente. Anche la realtà ha un suo peso nelle scelte e non si può sempre buttarla sul romantico e dimenticarsi che a fine mese ci sono le bollette da pagare, i conti da sistemare, magari un parente che sta poco bene da accudire e via dicendo. Però si può fare lo stesso. Si può partire dal piccolo, con umiltà e impegno. Si può iniziare circoscrivendo un certo tot del proprio tempo per qualcosa che ci renda un po’ più felici, anche se deve restare confinato a un piccolo passatempo. Poi se deve succedere, succede. Questa è la mia attuale filosofia di pensiero. Certo, più ci si impegna, più ci sono possibilità che si concretizzi, ma state sempre attenti a chi vi promette luna e planetario annesso e connesso, a chi per solo XXX euro…, ai falsi adulatori, ma soprattutto a chi vi sbarra il cammino sostenendo sia impossibile e, se non sapete nulla, oggi ci sono decine di blog, di siti, di gruppi in cui potervi confrontare con chi come voi ha le stesse passioni.

-Come si vede l’ironica Cecile tra 10 anni?

Vecchia.
Terribilmente vecchia.
Dannazione. Che brutta domanda.

Solo io sono rimasta estasiata dal suo modo di scrivere? Ogni parola sembra studiata per seguire la precedente e lei lo fa con una naturalezza disarmante.

Avete già letto qualche sua opera?

A breve qui sul blog apparirà la recensione di “Tutto ma non il mio tailleur”.

A presto Amiche!

Una Rosa Per Amica