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Elena's Books

Le ali che meriti: da oggi online!

Il grande giorno è arrivato!

Da tanto sognavo di poter tornare in pista con un nuovo romanzo e finalmente è online!

Sono convinta che nulla presenti il mio nuovo libro come il libro stesso perciò vi lascio di seguito un piccolo estratto del romanzo sperando che anche voi vi innamoriate un po’ di questa storia.

– Tratto da Le ali che meriti

Prologo

Sei anni prima…

Non avrebbe pianto. Isabel non piangeva mai.

Seduta sull’asfalto umido, incurante della pioggerellina fina che le incollava i capelli sulla fronte, sbatteva gli occhi veloce, ascoltando il suo stesso respiro.

Quando la vita si diverte a toglierti piano piano tutto ciò che può renderti felice, che senso ha piangere? Non puoi fare altro che guardare le giornate che passano e sperare che le cose non peggiorino. Sì, perché sperare che migliorino era un lusso che Isabel non poteva concedersi. Si era illusa troppe volte, e in altrettante occasioni si era frantumata in mille pezzi.

«Penso di essere morta dentro.», disse ad alta voce, senza sapere nemmeno a chi. «Non sento più nulla, e so che è sbagliato. Dovrei essere arrabbiata, triste, disperata. Invece ho la testa vuota, penso alle piccole cose. Il caffè al mattino, bello caldo come piace a me. Il libro che sto leggendo, non uno dei migliori, a dire il vero. Il disegno che Alyssa mi ha portato ieri da scuola, anche se non capisco ancora cos’abbia voluto disegnare, ma è bello proprio per questo.», continuò con voce tranquilla.

Guardò il cielo buio della prima notte. Londra stava andando a dormire, era uno dei momenti che più le piacevano della sua città.
Sentì un cavallo nitrire dietro di lei e si rese conto di essersi fermata proprio di fronte a una guardia a cavallo. La sua divisa sembrava dipinta, da quanto era perfetta. Era come se il suo corpo l’avesse guidata fino a quel posto, in autonomia. Quel posto era il suo piccolo segreto, una delle poche cose che erano rimaste sue e di nessun altro.

«Tu che ne pensi?», chiese allo sconosciuto, conscia che lui non avrebbe mai risposto. «Vorrei provare qualcosa, sentire di più. Poi penso che forse è meglio così. In fondo, tutti scappano dal dolore, no?». Isabel strizzò gli occhi per vedere meglio quella guardia. Non vedeva bene, senza occhiali, non avrebbe saputo dire se gli occhi dell’uomo fossero verdi o grigi. Un accenno di barba sul mento ne evidenziava la giovane età.

«Sai, noi due ci assomigliamo, siamo bravi a rimanere immobili quando il resto del mondo ci scorre attorno.», disse Isabel, rialzandosi da terra.

Decise che era arrivato il momento di tornare a casa, sempre che casa si potesse chiamare. Prese il primo autobus e si sistemò nel suo posto preferito, sedeva sempre lì quando lo trovava libero. Le piaceva viaggiare di sera, nell’atmosfera che portava con sé una sorta di tranquillità innaturale. Come se qualcuno avesse premuto un interruttore e avesse di colpo spento l’energia di Londra, per ricaricare le pile per il giorno successivo.

Una volta arrivata, varcò la soglia di casa con la sensazione di serenità lasciata dal viaggio ancora sulla pelle, e le spuntò quasi un sorriso. Sbirciò in camera della sorellina e la vide dormire tranquilla, con il suo solito cuscino a fiori tra le braccia come compagno d’avventure. Cercò di non guardare nella stanza dei genitori, vuota anche quella sera. Avrebbe mai visto quella stanza di nuovo animata? Non volle rispondersi. Si chiuse la porta del bagno dietro le spalle, attenta a non fare rumore.

Lungo il tragitto le era venuta un’idea, qualcosa che potesse farle provare sentimenti, emozioni, qualcosa che potesse farla sentire ancora viva, almeno per un attimo. Frugò nell’armadietto e trovò i flaconi. Non sapeva bene a cosa servissero, ma non aveva importanza. Iniziò a ingurgitare pillole su pillole, senza un ordine preciso. Aveva visto la madre imbottirsi di quelle medicine giorno dopo giorno, per sfuggire a una realtà che viveva solo nella sua mente. Lei stessa preparava le pillole per il giorno dopo, in ordine come il medico le aveva detto. Sapeva che quello che stava facendo era sbagliato, ma non le importava.

Isabel si sentiva svuotata, come se nulla le fosse più concesso. Il cuore iniziò a martellarle veloce nel petto, gocce di sudore le imperlavano la fronte. Si sedette sul pavimento fresco con la testa appoggiata al muro. Qualcosa sentiva, qualche piccola scossa lungo le braccia e le gambe. Un dolore sordo iniziò a formarsi nel petto. Finalmente, disse tra sé. Sapeva bene quale reazione avrebbe comportato tutto ciò. Aveva già visto cosa succedeva a chi prendeva troppe pillole, aveva già partecipato a feste dove suoi coetanei erano finiti all’ospedale per molto meno.

Non riusciva a ricordare quante pasticche avesse ingerito, antidepressivi per lo più. Le vennero i conati e ricacciò indietro l’acido. Non voleva vomitare, avrebbe rischiato di sprecare tutta la fatica fatta per provare quel poco di sensazioni.

Isabel si era arresa, aveva deciso che quello sprazzo di dolore e angoscia l’avrebbero portata nel precipizio e lì sarebbe rimasta. Non aveva più la forza per lottare e, anche se ne avesse avuta, non le interessava. La testa le girava e le forze iniziavano a venire meno.

Isabel sorrise, quasi felice di poter finalmente smettere di farsi domande.

Si sentiva sul bordo del precipizio, pronta a cadere.

E mentre le forze la abbandonavano come una goccia che cade da un vetro, la guardia a cavallo, in una strada lontana da lì, si chiedeva che fine avesse fatto quella ragazza dagli occhi tristi.

Mentre Isabel si preparava a qualsiasi cosa la aspettasse oltre l’oblio, quella guardia sconosciuta si chiedeva se avrebbe mai rivisto quegli occhi pieni d’angoscia.

E mentre quella guardia pensava al buco nel petto che gli aveva lasciato quel breve incontro, Isabel si abbandonava al buio che le avrebbe permesso finalmente di spegnere i pensieri.

Perché quella sera Isabel aveva provato qualcosa, aveva sentito il dolore che sarebbe stato giusto provare.

Quella sera, Isabel aveva versato una lacrima solitaria, ma non avrebbe saputo dire se fosse per il sollievo o la tristezza.

Quella sera Isabel si era sentita viva, anche se forse per l’ultima volta.

continua…

Il romanzo è disponibile su Amazon sia in versione digitale che in versione cartacea!

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Spero che Nathan e Isabel entrino nel vostro cuore in punta di piedi per rimanerci a lungo.

Buona lettura,

Una Rosa Per Amica

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