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Un altro (d)anno di Valentina Tomirotti: recensione!

E tu sei felice?

Sì sì, proprio tu che leggi… sei felice?

Inizia così un libro originale, diverso da tutti quelli che avete letto fin’ora.

Parte con una domanda che può sembrare banale ma non lo è, soprattutto per la protagonista della nostra storia.

La trama:

Da novembre, mese in cui Valentina urla il suo primo vagito, a ottobre: un anno al contrario. 
La nascita, l’infanzia, la scuola, la famiglia, le gioie, gli amori, il sesso e un po’ di dolori. Né un diario, né un calendario, dodici mesi che parlano di una vita vissuta comodamente seduta su quattro ruote. Nessun caso clinico, solo la narrazione vivida e impertinente di una vita che incontra ostacoli a volte più imponenti delle barriere architettoniche, cercando di rendere stabile qualcosa che è nato in bilico. Non un’autobiografia, ma il racconto di dodici mesi lunghi trentasei anni. Un lunario un po’ lunatico e ribelle, tutto da inventare, da sfogliare o forse da spingere, come le ruote di Valentina… 
“È sempre stata una questione di ruote, della loro grandezza: il loro raggio, l’ampiezza delle mie azioni che cambiavano a ogni pit-stop di crescita. Le ruote sotto al sedere, le ruote in testa, ma soprattutto le ruote che mi portano lontano perché ho sempre bisogno di scappare, andare, un moto a luogo qualsiasi, perché la noia è la mia ombra.” 
Siamo troppo abituati a considerare la disabilità come la diretta conseguenza della malattia. Invece no, la malattia è un modo diverso di passeggiare nella vita. La malattia è come la verdura: prima accetti di mangiarla tutta, prima starai meglio e finirà la punizione. 
Un altro (d)anno è il racconto sfacciato di come si può mangiare la verdura sapendo poi di assaggiare anche un uovo di Pasqua anonimo, con una sorpresa da montare e smontare giorno dopo giorno. A volte scappa un “wow!”, a volte è solo un pieno di cioccolata che diventerà un brufolo sfrontato, spuntato al posto giusto in un momento sbagliato.

Valentina vuole raccontarci, anzi vuole farci capire, come si vede il mondo dalla sua angolazione.

È come se volesse farci sedere vicino a lei e ci tenesse a spiegarci che sedere su quella sedia per lei non è motivo di tristezza, ma un pretesto per lottare.

Con l’ironia che la contraddistingue, già nota con i suoi #perdire, Valentina ci racconta come la felicità sia relativa. Come fosse una scelta, non uno stato d’animo.

Un libro che parla di disabilità, di amore, di amicizia e anche di sesso. Valentina ci insegna che non ci sono taboo, non ci sono filtri. Ci parla di lei come fosse un’amica in confidenza.

Mi sono bastate poche pagine per capire che questo libro avrebbe lasciato il segno dentro di me. Sono piuttosto sensibile su certi argomenti, ho iniziato la lettura col cuore già martellante nel petto.

Era come se pagina dopo pagina una vocina mi sussurrasse: nulla è impossibile!

Grazie Valentina, mi hai regalato davvero bellissime emozioni.

Non perdetevi questo libro ragazze, non ve ne pentirete!

Buona lettura,

Una Rosa Per Amica

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