Un castello nel vento #3

Erano passate ormai 18 ore.

18 ore di domande, dubbi, mani che tremavano e capogiri dovuti allo shock.

Avete presente quando si rivela ad un bambino che babbo natale non esiste, che la fatina dei denti è tutta una finzione o che la befana in realtà non è altro che la vicina travestita?

Ecco, a Joanna era capitato esattamente il contrario.

Il suo cervello da donna matura e razionale aveva appena scoperto che tutto ciò che si racconta ai bambini è reale come l’erba che sentiva sotto i piedi.

Come posso crederci? Si ripeteva all’infinito.

«Quindi so fare anch’io tutte queste cose?», chiese a Martin mentre osservava Cilly far crescere una pianta di gelsomino dal nulla.

«Sai fare molto di più.», le rispose pensieroso.

«Perché non ricordo più nulla?»

Era la domanda che più le premeva porre, ma non aveva avuto il coraggio di farlo fino a quel momento.

Forse dentro di sé sapeva che la risposta a quella domanda l’avrebbe sconvolta più della verità che aveva scoperto diciotto ore prima.

«Sei davvero pronta a sentire la tua storia? O almeno parte di essa.», le chiese Martin accarezzandole una mano.

Joanna prese un respiro profondo e osservò Cilly formare una nuvoletta sopra la piantina di gelsomino. A poco a poco da quella nuvoletta iniziò a scendere una pioggia leggera che bagnò le foglioline appena nate.

Un prodigio.

«Sono pronta.»

«Dovremo tornare un po’ indietro nel tempo…»

Tetbury, Regno Unito, 20 dicembre 1992

Joanna camminava spedita nei suoi jeans vintage preferiti, aveva ripetuto quei rituali così tante volte che oramai le venivano spontanei quanto allacciarsi le scarpe. Un paio di bellissime Converse bordeaux appena comprate.

«Signorina Devinson», una delle nuove ragazzine le si era aggrappata alla maglia spaventata. «Quanto durerà… il tutto?»

«Non più di una ventina di minuti. Tu restami vicina e quando sarà il momento ti dirò io cosa fare.»

«Non sarebbe più facile fare come dicono loro e basta? In fondo non sarebbe così male scegliere un solo elemento da governare. Sarebbe comunque meglio di niente.», Cilly aveva affrontato quel giorno difficile decine di altre volte, ma ad ogni occasione i dubbi sulla scelta presa la assalivano e la rendevano nervosa.

«Cil…» l’ammonì Joanna bonaria.

Arrivarono in un piccolo negozio di antiquariato, il proprietario li aspettava alla porta con un sorriso disarmante. Quel sorriso che provocava a Joanna un continuo tuffo al cuore.

«Buonasera Martin», lo salutò arrossendo.

Chissà se l’uomo si era mai accorto della cotta astronomica che Joanna aveva per lui. Oramai si conoscevano da un centinaio d’anni e non l’aveva mai visto in compagnia di una donna. In fondo tutti sapevano che Martin era innamorato dei suoi libri e della sua magia.

Forse ci sarebbe spazio per una donna che condivide con lui le sue più grandi passioni, si diceva spesso Joanna.

La ragazza scosse la testa per tornare concentrata e accompagnò i sei ragazzi nel retro del negozio, in una saletta che sapeva di carta e muffa.

«Ora ragazzi, voglio che vi sia chiaro cosa state per affrontare e il motivo per cui lo fate. So che alcuni di voi hanno sentito questa storia già diverse volte ma alcuni non abbastanza.», si girò a fulminare Cilly con lo sguardo.

La giovane per tutta risposta alzò gli occhi al cielo lanciando una folata di vento nella direzione della sua mentore.

«Oggi state per affrontare una delle prove più difficili della vostra esistenza, ma perché questa esistenza sia lunga e pacifica è uno scoglio necessario. Chi di noi sceglie di percorrere il cammino che porta all’immortalità ha un prezzo da pagare: deve scegliere uno solo dei quattro elementi da governare e abbandonare gli altri tre per sempre. La Congregazione ci chiede, ogni cinque anni, di affrontare un interrogatorio per provare di aver rispettato questo giuramento che per loro è infrangibile.»

Joanna fece una pausa per controllare di avere l’attenzione di tutti i presenti, persino Martin aveva smesso di sistemare i suoi libri per ascoltarla.

«Questo giuramento, questa sorta di voto, noi tutti l’abbiamo infranto. Non ci siamo piegati alla volontà di una Congrega che ci obbliga a rinunciare alle nostre capacità, ma che continua a mostrare i loro ampi poteri al mondo senza ritegno. Obbligano noi a rinunciare a piccoli frammenti della nostra anima, ma loro a quei frammenti non hanno mai rinunciato.

Non voglio ingannarvi, non sarà semplice affrontare l’interrogatorio, soprattutto se decidessero di… forzare la mano. E in quel caso…»

«In quel caso le domande sarebbero accompagnate da torture.», parlò Cilly per lei.

«Sì», sospirò Joanna. Quella parte era sempre la più difficile.

«Vi costringeranno ad affrontare prove che vi tenteranno ad utilizzare tutti gli elementi per salvarvi. Vi faranno credere di essere in punto di morte, plasmeranno la vostra mente e il vostro corpo. Cercheranno di mettervi in difficoltà per portarvi al limite e se doveste utilizzare anche un solo elemento in più di quello che avete di chiarato di custodire per sempre…»

«Per noi sarà la fine.», disse una delle ragazze sull’orlo delle lacrime.

«Non sarà la fine della vostra vita terrena, ma di quella magica sì.», asserì Joanna con fare deciso. Non voleva mostrarsi debole o tentennante. Doveva essere per quei ragazzi una guida da seguire.

«Hai mai visto qualcuno… esiliato?», le chiese un ragazzo che aveva appena compiuto diciotto anni. Aveva ancora la faccia puntellata da piccoli brufoli della pubertà.

C’era sempre qualcuno che faceva quella domanda.

«Sì… mia nonna.».

Silenzio.

Sembrava che di colpo tutti i presenti avessero smesso di respirare.

Teneva sempre quella rivelazione per la fine del suo discorso, per dare l’ultima spinta di motivazione a quei giovani che per la prima volta affrontavano l’Interrogatorio.

Cilly, nonostante sentisse quel discorso da diversi anni, si commosse ugualmente.

La ragazza conosceva tutta la storia di Joanna, sapeva quanto dolore le aveva causato e conosceva perfettamente il grosso prezzo che Joanna aveva pagato per avere anche solo lo stesso sangue di una Esiliata.

«Cosa le è successo?», chiese un ragazzo coraggioso.

Joanna strinse i denti e chiuse gli occhi per un secondo, era sempre un’agonia ripercorrere quel giorno.

«Le è stata tolta la memoria, ha dimenticato chi fosse e di che cosa fosse capace. E’ invecchiata e morta da sola, per un banale raffreddore. A nessuno dei suoi cari è stato permesso di vederla o di commemorare la sua morte. E’ questo che succede a chi viene esiliato.»

Dopo diversi minuti di silenzio, mentre il terrore aleggiava nell’aria, Joanna scrutava i volti di quei sei ragazzi che per la prima volta affrontavano l’interrogatorio, avrebbe voluto sapere quali pensieri affollavano la loro mente, per capire se si poteva fidare di loro e della loro prova di coraggio. Ma ogni volta era un terno al lotto, una scommessa che faceva con se stessa e con il destino.

Era la vita che si era scelta, un modo di affrontare la morte della persona più cara che aveva, donando valore ai suoi insegnamenti e ai suoi sacrifici.

Joanna era stata scelta dalla Congrega per presiedere gli Interrogatori, era il castigo che loro avevano sancito per farle pagare il sangue che le scorreva nelle vene… per sempre.

Vedere e affrontare il destino di tanti che, come sua nonna, decidevano di non rispettare le regole.

Ma nessuno degli anziani si sarebbe mai aspettato che dietro quel castigo, la ragazza avrebbe creato una congrega parallela, una schiera di donne e uomini pronti a soffrire per mantenere il diritto di scegliere le proprie doti.

La sua aria resiliente e lo sguardo remissivo, fuori dal salone degli interrogatori si trasformavano in sfida e determinazione. Perché se è vero che una sola e piccola goccia può far traboccare il più grande dei vasi lei voleva essere quella goccia. E quel vaso gigante fatto di costrizioni e divieti lo voleva distruggere.

«Ora, ve lo chiedo per l’ultima volta. Siete pronti ad affrontare tutto questo per mantenere il vostro diritto di scegliere non uno ma tutti i quattro elementi della natura? Siete sicuri di volervi sottoporre alla prova più difficile per continuare a governare in eterno aria, acqua, terra e fuoco?», la sua aria solenne la rendevano adatta per quel ruolo, sembrava nata per essere un leader.

E Martin la guardava con gli occhi colmi di un’ammirazione che da anni si era tramuta in qualcosa di più, ma lui stesso non si sentiva degno di amare una donna tanto forte e determinata. Joanna ai suoi occhi era semplicemente straordinaria, come una luce bellissima che si può solo ammirare e non toccare.

«Io sono pronta.», disse Cilly pestando un piede a terra. Nello stesso istante un tuono risuonò in lontananza come per accompagnare il fuoco che si leggeva nei suoi occhi.

Eccola la mia Cilly, pensò Joanna sorridendo.

Il motivo per cui Joanna aveva scelto di farsi accompagnare sempre da quella giovane ragazza era principalmente perché vedeva in lei una parte di se stessa.

Sapeva che Cilly sarebbe diventata, col tempo, un’ottima alleata e perché no, un’ottima sostituta nel caso in cui per Joanna le cose si fossero messe male…

Tutti i presenti annuirono e si incamminarono verso il salone dei congressi.

Cilly si avvicinò a Joanna e come ogni volta le strinse la mano, intrecciando le dita con le sue.

E per un attimo una folata di vento si scatenò dalla mano di Joanna e si fuse con una lingua di fuoco che proveniva dalle mani di Cilly. Il loro modo privato di darsi forza a vicenda. Un linguaggio silenzioso fatto di fiducia e amicizia, semplicemente due sorelle che non avevano lo stesso sangue ma la stessa anima.

Londra, 2019

Joanna si scoprì a piangere lacrime salate, viveva quel racconto come un ricordo, sentendo sulla propria pelle la sensazione di calore proveniente dalla mano di Cilly. E dentro di lei, una memoria flebile e pesante la stava per sopraffare.

«Sono un’esiliata, vero? Mi hanno scoperta.», chiese a Martin senza guardarlo, non ci riusciva.

«Sì, ma non sei stata esiliata dalla Congrega, hai scelto tu di rinnegare te stessa. Ecco perché, nonostante gli anni passati lontani, non sei invecchiata poi così tanto.», le disse con un flebile sorriso.

«Che vuoi dire?»

«Quel giorno durante l’interrogatorio Cilly fu portata oltre il limite consentito. La Congrega aveva avuto una soffiata su un’inondazione scatenata l’anno precedente da Cilly e poiché il suo elemento dichiarato era il fuoco…»

«Ma Cilly… Cilly è ancora qui, ricorda tutto e governa gli elementi come nulla fosse accaduto.», Joanna iniziava ad avere mal di testa e una nausea disarmante le braccava lo stomaco.

«Quel giorno si scatenò una vera e propria battaglia, costringendoci alla fuga e alla macchia. Nessuno di noi dopo quel giorno si è più ripresentato agli Interrogatori e Cilly finì in punto di morte.»

«Per questo ho dimenticato tutto? Sono fuggita da tutto abbandonandovi al vostro destino?», chiese Joanna disgustata da se stessa.

Iniziò a camminare avanti e indietro con le mani tremanti e il respiro corto.

Come aveva potuto comportarsi in quel modo? Come era riuscita ad abbandonare gli amici mentre il loro mondo andava a rotoli?

«Joanna aspetta, lasciami finire. C’è una spiegazione al tuo comportamento», le disse Martin facendola sedere nuovamente accanto a lui.

«Non può esserci! Io sono una codarda!», un vento gelido si levò tra di loro, la vera Joanna stava tornando a galla.

«No, non lo sei. Quel giorno hai scatenato la natura intera contro la Congrega, hai affrontato tutti gli anziani da sola per lasciarci il tempo di scappare. Io ho portato in salvo tutti e sei i novizi e quando sono tornato tu e Cilly stavate combattendo contro trentacinque anziani pronti a distruggervi. Cilly fu colpita da un fulmine così potente da finire a terra, morente.

La tua rabbia è diventata follia e uno a uno hai iniziato a tramortire tutti i presenti. Pensavi che Cilly fosse morta e hai dato sfogo a tutti i tuoi poteri esponendoti completamente per noi. Quando ti rimase solo un briciolo di energia, convinta che Cilly fosse morta, sei fuggita.»

«Ma perché non sono venuta da te e dai ragazzi? Perché sono semplicemente fuggita?», Joanna non si dava pace.

Non ricordava perfettamente quei momenti ma qualcosa dentro di lei le suggeriva che le parole di Martin fossero autentiche. Persino senza memoria non poteva dubitare di quei fatti, lei sapeva che tutto quel racconto corrispondeva alla verità e si sentiva un verme.

Un conato di vomito le sconvolse lo stomaco e corse lontano da Martin per rigettare quel poco cibo che le era rimasto in corpo, non mangiava da quasi 24 ore.

«Non riuscivi a convivere con il senso di colpa, con la consapevolezza che Cilly fosse stata ingiustamente messa sotto torchio per qualcosa che…», Martin non riuscì a continuare.

«Continua ti prego…», Joanna stava impazzendo, sentiva una crisi di nervi in agguato.

«L’inondazione per cui Cilly è stata accusata…», Martin le prese una mano chiudendo gli occhi. «L’avevi causata tu.»

E di colpo il mondo di Joanna si fece nero, un fuoco tremendo la bruciava dall’interno e un vento gelido la sollevava in alto.

L’istinto le diceva di scappare lontano e dimenticare tutto come aveva già fatto. Non riusciva a convivere con se stessa e nemmeno con il ricordo della persona che era stata.

Voglio morire, si disse.

Poi una mano calda prese la sua una voce lontana le parlava, ma Joanna non riusciva a distinguere di chi fosse.

«Rifarei tutto mille volte se necessario.», le disse la voce con dolcezza. «Ti ho scelta come sorella centinaia di anni fa e lo rifarei all’infinito, per sempre.»

Il fuoco si mescolava al vento, la pioggia si univa alla terra, il mondo di Joanna era crollato in mille pezzi per tornare a comporsi in un puzzle a cui nessuno riusciva a dare un senso.

Eppure tutto quel caos per lei un senso ce l’aveva, il senso di tutto.

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